
Se c’è una cosa che ho imparato da questo momento della mia vita è che l’organizzazione non è una gabbia, ma può essere libertà. Sono al sesto mese di gravidanza e ho già un bambino di quasi tre anni che corre per la casa tutto il giorno. Nelle giornate buone ho a disposizione due ore, ma è altamente possibile che si riducano a minuti, o svaniscano del tutto. Tutto il resto viene risucchiato da famiglia, casa, lavoro.
Questa non è una premessa, è il contesto in cui ho imparato più cose sull’organizzazione di quanto abbia fatto in tutti gli anni precedenti messi insieme.
Il problema non era il metodo
Ho sempre avuto sistemi. Liste, planner, routine. Ho sempre creduto che la soluzione fosse trovare quello giusto, più preciso, più completo, più perfetto. Ho anche creato la mia agenda Amelia su queste basi.
Quello che non avevo capito è che stavo cercando di organizzare una vita ideale, non quella reale. E quando la vita reale ha smesso di collaborare, tutti i miei sistemi sono andati in pezzi. ( Ho parlato di sistemi che non funzionano e del trovare spazio anche qui qualche mese fa)
Questa gravidanza è difficile. Non mi ha lasciato scelta: ho dovuto fermarmi. E fermarsi, per me, è sempre stato sinonimo di perdere tempo.
Ho scoperto che non è vero. Ho scoperto che saper rallentare, saper riposare senza sensi di colpa è una forma di amore verso se stesse. Ho scoperto che ogni giorno è diverso, che ci sono giorni più facili ed altri più difficili, e che entrambi possono insegnarti qualcosa. Ho scoperto che le priorità cambiano, ogni fase della vita è diversa. E ho scoperto che chiedere aiuto a chi ti sta accanto non diminuisce l’amore, anzi, lo aumenta.
Tre cose che ho cambiato nella mia vita (e non sono quelle che ti aspetti)
Ho smesso di inseguire il perfezionismo in casa.
Ho una fissa per l’ordine. È sempre stata una certezza su cui contare, e un modo per tenere l’ansia a bada, lo ammetto. Ma con un bambino piccolo e una gravidanza impegnativa, pretendere che tutto fosse sempre perfetto era diventato un’altra fonte di stress. Ho imparato a dirmi: lo farò dopo. O a chiedere aiuto, cosa che non faccio quasi mai. Piano piano si arriva, e quando non si arriva, pazienza. Certo non sempre va bene, ho ancora momenti in cui esplodo perché vorrei che fosse tutto diverso ma mi sto impegnando su questa strada, il mio corpo ringrazia, e anche il mio cervello.
Ho cambiato il modo di gestire i pasti.
Niente di rivoluzionario: basi pronte da sfruttare al momento giusto. Ma per me è stato un cambio mentale importante, accettare che semplificare non significa rinunciare a qualcosa, significa fare spazio a qualcos’altro. Da quando ho introdotto questo sistema ho ancora più tempo, riesco a cucinare pasti belli e soddisfacenti più velocemente. Non ho rinunciato al piacere di farlo, ho semplificato il sistema. Mio marito continua a prendermi in giro perché riesco a tirare fuori una cena gourmet dal niente.
Ho iniziato a svegliarmi prima, per me.
Non sempre ci riesco. Se il bambino non ha dormito bene, ma anche se ha dormito bene e ha deciso così eh, quei minuti svaniscono. Ho scelto di non innervosirmi quando succede, all’inizio lo facevo eh. Ma nei giorni in cui funziona, quei momenti di silenzio prima che la casa si svegli sono diventati la cosa più preziosa della giornata. Un libro, i miei pensieri, niente di produttivo. Solo io.
Ne avevo già parlato in questo articolo estivo, certi rituali nascono proprio dall’urgenza di sopravvivere al caos
Quello che ho scoperto fermandomi
Non mi sono mai ascoltata davvero.
L’ho capito solo adesso, costretta a rallentare. Avevo sempre riempito ogni spazio; di lavoro, di cose da fare, di preoccupazioni per gli altri. Fermarmi mi sembrava egoista, o peggio, inutile. È la mia fissazione da sempre, da quanto ricordo anche da bambina, ho sempre riempito il tempo con qualcosa da creare, qualche nuovo hobby da esplorare.
Questa gravidanza mi ha dimostrato che il prezzo di non fermarsi mai era molto più alto di quanto pensassi. Non lo dico per spaventare nessuno, lo dico perché se ti riconosci in questo meccanismo, forse vale la pena ascoltarlo prima che sia qualcosa di esterno a costringerti.
Organizzarsi, ho capito, non significa avere tutto sotto controllo. Significa costruire un sistema gentile per la vita che hai adesso, non per quella che vorresti avere, non per quella che avevi prima.
E c’è una cosa che ho imparato da questo momento: l’organizzazione non è una gabbia. Può essere libertà.
E tu?
C’è qualcosa nella tua vita in questo momento che ti sta chiedendo di rallentare, e che stai ignorando?
Scrivimelo in un commento qui sotto, mi fa sempre piacere sapere come stai.
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